Entrare in una casa di riposo è un po' come entrare in una biblioteca..pezzi di vita e di ricordi si affiancano e si mescolano..talvolta si confondono...
Ada 91 anni, in un pomeriggio uggioso era che leggeva un libro di cui non ricordo il titolo..aveva un cerchiello tanto grazioso che le reggeva i capelli e come mi vide mi porse la mano, come a dire 'buongiorno'..mi sedetti al suo fianco..e dopo poco ci ritrovammo a parlare, un po' come due vecchie amiche o come nonna e nipote non saprei..Ada come la maggior parte delle persone che accede alle case di riposo, non poté che parlarmi del suo passato..quando si entra in questo tipo di strutture sembra infatti che il tempo si arresti, e così la mente si perde nei percorsi del passato, della gioventù..Mi raccontò di essersi sposata molto giovane, di aver avuto cinque figli, per poi ritrovaa crescerli da sola, dopo che il marito fu prigioniero di guerra e venne poi fucilato..'Persi la mia vita quando avevo solo 26 anni' mi disse..non capii subito cosa intendeva..ma poi quelle lacrime che affiorarono e le spezzarono la voce, mi fecero capire che stava parlando del marito..da quel momento in poi Ada visse per i suoi figli, diventò nonna e fino a qualche anno fa trascorse la sua vita in autonomia..poi la malattia, la demenza, i momenti di lucidità iniziarono ad alternar si con quelli di confusione..e la scelta dei figli di metterla in casa di riposo..le operatrici del centro dicono che vengono a trovarla al compleanno e a Natale..e non è difficile immaginare perchè Ada come tanti altri che sono li dentro, sostiene che la sua vita è finita nel momento in cui è entrata qui dentro..impressionanti le sue parole..il suo racconto lo terrò con me a lungo..e spero possa far riflettere quanti leggeranno questo post..
Un pensiero va a te Ada..e a quanti come te sono dimenticati dentro le mura di un ospizio.. .
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