mercoledì 29 febbraio 2012
Il volontariato fa bene al cuore
martedì 28 febbraio 2012
Cosa vuol dire essere un volontario?
Oggi voglio riflettere e far riflettere sulla concezione dell'essere volontario. Volontario significa innanzitutto per me aver scelto di esserlo. Significa valutare costi e benefici dell'esser un volontario e rendersi conto che nonostante i costi ( la fatica, l'impegno, la costanza, il dedicare il proprio tempo ad altri ) siano alti, i benefici sono di gran lunga maggiori.
Essere volontario significa mettersi in gioco, vuole dire dedicare del tempo a cose
che non ci riguardano da vicino, che non ci frutteranno in nessun modo
materiale. Colui che è volontario è libero.. libero di essere d'aiuto, libero di far stare meglio
qualcuno.
Io ho scelto di essere una volontaria per potermi rendere utile, e come molti altri ragazzi che fanno parte del mio gruppo di volontariato, ho iniziato esclusivamente per darmi all'altro, per poi scoprire quanto l'altro è in grado di dare a me. E' incredibile questa cosa, darsi all'altro e sentirsi riempire di una gioia che è perfino difficile da esprimere. Quando inizi hai mille paure, hai il timore di non essere all'altezza, hai l'impressione che stai perdendo il tuo tempo..e poi tutto cambia..magari dovrai correre da una parte all'altra della città, appena finisci scuola o termini di lavorare, mangiando un panino al volo, immerso nella folla del bus delle ore 14.05..ma quando giungerai a destinazione, e incontro dopo incontro, quei nonni smemorati inizieranno a riconoscerti nonostante l'alzheimer, beh non ci sarà vincolo a trattenerti dal volere andare incontro al tuo prossimo .
lunedì 13 febbraio 2012
Riflettiamo
Il progetto Con-Tatto con il quale ho effettuato il mio percorso di volontariato, ogni due mesi proponeva degli incontri, nei quali di volta in volta si discutevano delle tematiche collaterali all'ambito in cui svolgevo il volontariato.
Mi colpì particolarmente l'incontro intitolato "Ma che succede negli ospizi per anziani?". All'incontro parteciparono gli operatori e gli educatori dei centri per anziani di Mestre e altri ospiti che avevano un legame particolare con le case di riposo.
Discutemmo in paticolare il lato oscuro dei centri che accolgono gli anziani, della violenza che si consuma tra le mura delle case di riposo, celata dai silenzi di chi non ha più la forza per parlare, denunciare o forse solo non viene più creduto.
L'incontro si è aperto con un video che raccontava un episodio che definire paradossale è poco: Liguria, la direttrice di una casa di riposo è stata denunciata dal figlio per aver maltrattato i suoi ospiti. Imbottiva gli anziani di sedattivi e incitava il giovane a picchiarli. E questo, purtroppo non è un caso isolato. Gli ospizi-lager sono un fenomeno in crescita. Come mai questo accade? Non dovrebbero essere i luoghi più sicuri e accoglienti quelli riservati all'ultima stagione dei nostri anziani?
Finito l'incontro uscii sgomenta, confusa..com'è possibile che nel 2012 accadano queste cose..dov'è finito il buon senso delle persone, la solidarietà tra generazioni vecchie e nuove, la professionalità di medici, operatori, assistenti sociali..?!
Meditate gente, meditate.
domenica 5 febbraio 2012
La storia di Ada
Entrare in una casa di riposo è un po' come entrare in una biblioteca..pezzi di vita e di ricordi si affiancano e si mescolano..talvolta si confondono...
Ada 91 anni, in un pomeriggio uggioso era che leggeva un libro di cui non ricordo il titolo..aveva un cerchiello tanto grazioso che le reggeva i capelli e come mi vide mi porse la mano, come a dire 'buongiorno'..mi sedetti al suo fianco..e dopo poco ci ritrovammo a parlare, un po' come due vecchie amiche o come nonna e nipote non saprei..Ada come la maggior parte delle persone che accede alle case di riposo, non poté che parlarmi del suo passato..quando si entra in questo tipo di strutture sembra infatti che il tempo si arresti, e così la mente si perde nei percorsi del passato, della gioventù..Mi raccontò di essersi sposata molto giovane, di aver avuto cinque figli, per poi ritrovaa crescerli da sola, dopo che il marito fu prigioniero di guerra e venne poi fucilato..'Persi la mia vita quando avevo solo 26 anni' mi disse..non capii subito cosa intendeva..ma poi quelle lacrime che affiorarono e le spezzarono la voce, mi fecero capire che stava parlando del marito..da quel momento in poi Ada visse per i suoi figli, diventò nonna e fino a qualche anno fa trascorse la sua vita in autonomia..poi la malattia, la demenza, i momenti di lucidità iniziarono ad alternar si con quelli di confusione..e la scelta dei figli di metterla in casa di riposo..le operatrici del centro dicono che vengono a trovarla al compleanno e a Natale..e non è difficile immaginare perchè Ada come tanti altri che sono li dentro, sostiene che la sua vita è finita nel momento in cui è entrata qui dentro..impressionanti le sue parole..il suo racconto lo terrò con me a lungo..e spero possa far riflettere quanti leggeranno questo post..
Un pensiero va a te Ada..e a quanti come te sono dimenticati dentro le mura di un ospizio.. .
Ada 91 anni, in un pomeriggio uggioso era che leggeva un libro di cui non ricordo il titolo..aveva un cerchiello tanto grazioso che le reggeva i capelli e come mi vide mi porse la mano, come a dire 'buongiorno'..mi sedetti al suo fianco..e dopo poco ci ritrovammo a parlare, un po' come due vecchie amiche o come nonna e nipote non saprei..Ada come la maggior parte delle persone che accede alle case di riposo, non poté che parlarmi del suo passato..quando si entra in questo tipo di strutture sembra infatti che il tempo si arresti, e così la mente si perde nei percorsi del passato, della gioventù..Mi raccontò di essersi sposata molto giovane, di aver avuto cinque figli, per poi ritrovaa crescerli da sola, dopo che il marito fu prigioniero di guerra e venne poi fucilato..'Persi la mia vita quando avevo solo 26 anni' mi disse..non capii subito cosa intendeva..ma poi quelle lacrime che affiorarono e le spezzarono la voce, mi fecero capire che stava parlando del marito..da quel momento in poi Ada visse per i suoi figli, diventò nonna e fino a qualche anno fa trascorse la sua vita in autonomia..poi la malattia, la demenza, i momenti di lucidità iniziarono ad alternar si con quelli di confusione..e la scelta dei figli di metterla in casa di riposo..le operatrici del centro dicono che vengono a trovarla al compleanno e a Natale..e non è difficile immaginare perchè Ada come tanti altri che sono li dentro, sostiene che la sua vita è finita nel momento in cui è entrata qui dentro..impressionanti le sue parole..il suo racconto lo terrò con me a lungo..e spero possa far riflettere quanti leggeranno questo post..
Un pensiero va a te Ada..e a quanti come te sono dimenticati dentro le mura di un ospizio.. .
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