domenica 22 gennaio 2012

"Quel mondo inimmaginato.."

Entrare in una casa di riposo come volontaria è una di quelle che esperienze che ti tolgono il fiato. Te lo tolgono perché dentro quelle mura c'è tutto ciò che non ti saresti mai immaginato.
Ci sono le infermiere, le operatrici socio-sanitarie, il medico, le educatrici, la psicologa, il sacerdote, i figli che ogni tanto si ricordano di quegli anziani che un tempo chiamavano mamma e papà..e che adesso stanno li..con le loro quattro ossa, e i loro quattro ricordi..ad aspettare che qualcuno invece si ricordi di loro.
Perché si, quando ti parlano di case di riposo non ti parlano di ospizi, ti parlano di paradisi terrestri, di ville fiorite dove "ogni persona potrà sentirsi a casa propria..".. ma concedetemelo, quali fiori, quale casa propria..il problema delle case di riposo è che una volta messo piede lì dentro non ci si esce più..ho conosciuto storie di anziani ancora autosufficienti e lucidi, rinchiusi in quella "casa propria" da più di 15 anni..storie di genitori i cui figli hanno generosamente voluto aiutarli, concedendo ai propri cari una vita migliore, per poi sparire dopo la seconda settimana di ricovero..
E quando le parole ormai non uscivano più, bastava guardarli negli occhi, alcuni di loro, per capire che quello non era il paradiso..ma la firma della solitudine, di quella solitudine che ti penetra nelle ossa..e nell'anima..

Il personale prima di tutto, e i volontari poi, servivano, oltre che a prendersi cura di loro, proprio a colmare quel vuoto, quelle assenze che da momentanee diventavano permanenti..perché tutti dovrebbero saperlo e forse ancor meglio capirlo, che una casa di riposo non è il luogo dove parcheggiare le persone che ormai non servono più, ma il luogo dove ogni persona anziana può ritrovare sé stessa in un percorso in equilibrio tra riabilitazione fisica e mentale.

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